Internet dipende da pochi colossi come Cloudflare e AWS. Quando si fermano, emergono fragilità, rischi di centralizzazione e dipendenza strutturale, spingendo aziende e istituzioni a ripensare resilienza, multi-cloud e sovranità digitale.
Il 18 novembre 2025 una parte di internet si è rotta. Quando internet si ferma, ci accorgiamo di quanto la nostra vita digitale dipenda da pochi fornitori globali. Non è successo a causa di un attacco informatico di qualche famoso team di hacker ma per un errore umano.
Un errore che ha messo in ginocchio, per tre ore, un gigante della rete di cui la maggior parte delle persone ignora l’esistenza e la funzione. Si chiama Cloudflare.
Poco prima, a ottobre, un altro pilastro della rete ha creato il blocco di numerosi servizi a livello mondiale. In questo caso il responsabile era Amazon AWS.
La rete, nata per essere resiliente, lo è ancora?
Chi sono Cloudflare e AWS e perché sono importanti per noi
Partiamo da Cloudflare. Cloudflare è un servizio che si posiziona tra l’utente e il resto di internet. Lo scopo è servire ai gestori dei siti web, e non solo, dei servizi fondamentali per l’internet di oggi.
Protegge da attacchi DDoS (quelli che mandano in crash i server sovraccaricandoli di traffico). Accelera il caricamento di contenuti in tutto il mondo mediante CDN (Content Delivery Network), un sistema che replica questi contenuti in tutto il globo avvicinandoli agli utenti.
Un altro importante servizio provvede a limitare il traffico dei bot a cui si aggiungono diverse altre funzioni per aumentare prestazioni e sicurezza.
AWS invece è la piattaforma di cloud computing più estesa e adottata al mondo. In termini semplici, è come noleggiare una parte di un gigantesco data center di Amazon su internet invece di dover comprare, installare e gestire la propria attrezzatura hardware.
Annovera più di 200 servizi e ha tra i suoi clienti social media, piattaforme di streaming e di videogiochi, servizi di IA, sistemi di pagamento e pubblica amministrazione.
Va da sé che quando uno di questi giganti ha dei problemi, ne risente una parte significativa del mondo.
Quando internet si ferma: la resilienza che non c’è
Gli episodi recenti mostrano che quando internet si ferma non si tratta solo di un problema tecnico, ma di un segnale di una rete sempre meno decentralizzata.
L’idea originale alla base di internet, ereditata dal suo precursore ARPANET, era concepita per creare una rete decentralizzata e intrinsecamente resiliente. L’obiettivo principale era garantire che la comunicazione potesse continuare a funzionare anche in caso di guasti o della distruzione parziale della rete, eliminando ogni singolo punto di debolezza (single point of failure).
È del tutto evidente che non è più così. Ma qual è la causa?
Il capitalismo delle piattaforme web
L’epoca contemporanea è dominata da pochi player, tutti statunitensi, che interagiscono in qualche modo su tutto ciò che sta su internet. Non solo AWS o Cloudflare, ma anche Google e Microsoft ad esempio, su cui poggia l’intero ecosistema della rete.
Per fare alcuni esempi: su Cloudflare passa circa il 20% del traffico internet, su AWS circa il 30% del cloud mondiale. Per non parlare del mondo business legato in qualche modo a Microsoft, con Microsoft 365, e a Google, con Workspace e i loro servizi di cloud computing.
Quasi due terzi della rete passano per uno o più di questi colossi mondiali. Quando internet si ferma, è spesso a causa loro.
Dietro ogni servizio web, applicazione, app bancaria o piattaforma di streaming ci sono spesso uno o più di questi player. La spina dorsale di internet è quasi interamente gestita da un ristretto numero di provider.
Questa egemonia crea una dipendenza strutturale: per aziende e sviluppatori, abbandonare questi ecosistemi diventa un’impresa talmente onerosa da risultare spesso impraticabile.
Quindi, non solo si crea un problema di mancata resilienza in caso di malfunzionamenti ma anche un sistema di sudditanza da cui è difficile uscire. Questo pone anche un freno all’idea di sovranità digitale europea dato che questi servizi sono tutti made in USA.
La centralizzazione è il tallone di Achille della rete
Oggi internet poggia su un sistema complesso e interconnesso, in cui basta che uno solo di questi nodi vada offline perché tutto il resto ne risenta
Una catena di dipendenza estremamente vulnerabile e concentrata, tale da fare in modo che eventi, sebbene rari e imprevisti, provochino danni concreti.
I due casi menzionati non sono gli unici ma solo i più recenti. Entrambi non sono stati causati da ingerenze esterne ma da errori interni. E se invece qualcuno riuscisse a manomettere uno o più di questi sistemi? Se per scelta politica venissero spenti in determinati territori per qualche tipo di ritorsione?
Più i sistemi sono centralizzati più alto è il rischio che possano essere compromessi.
Cosa stiamo imparando e cosa possiamo fare quando internet si ferma
L’idea romantica che internet funzioni sempre non corrisponde alla realtà. Nessun sistema è infallibile e anche un banale errore umano, in un sistema ad alta concentrazione come quello attuale, può riportarci bruscamente alla realtà. A volte, purtroppo, anche internet si ferma.
E un’azienda? Cosa può fare per aumentare la propria resilienza? Pensare di svincolarsi da questi colossi non è semplice. In ogni caso, è necessario adottare delle strategie per mitigare i problemi.
Una di queste sta nel non dare mai per certa la presenza online dei propri sistemi. Affidarsi quindi ad architetture multi-CDN e multi-cloud. Legarsi ad un solo fornitore non è la giusta strategia, per quanto esso possa essere affidabile. Preferire in ogni caso, per quanto possibile, la scelta di fornitori europei o italiani: di validi ce ne sono, come Vianova
Per quello che un’azienda non ha sotto il diretto controllo purtroppo c’è poco da fare. Non rimane che sperare che questi colossi imparino dai propri errori poiché un evento piccolo e all’apparenza insignificante può tradursi in una catastrofe digitale.
Faq – Quando internet si ferma
Succede perché moltissimi servizi dipendono da pochi grandi fornitori globali. Quando uno di questi ha un problema, l’effetto a catena blocca siti, app e piattaforme.
Cloudflare protegge i siti e velocizza il traffico globale. AWS fornisce potenza di calcolo e servizi cloud a piattaforme, app, pubbliche amministrazioni e aziende di ogni dimensione.
Perché concentra troppo potere e traffico in pochi nodi. Se uno di questi cade, milioni di utenti e servizi subiscono rallentamenti o interruzioni improvvise.
Rischia blocchi operativi, perdita di fatturato e danni reputazionali. Ogni disservizio del fornitore diventa immediatamente un disservizio per clienti, partner e utenti finali.
Implementando architetture multi-cloud e multi-CDN, scegliendo dove possibile fornitori europei o italiani, e progettando sistemi che prevedano inevitabili guasti e interruzioni.
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