Tra intelligenza artificiale, cloud e sovranità digitale, l’Europa si gioca una partita decisiva: scegliere oggi le tecnologie giuste significa difendere competitività, autonomia e controllo dei dati.
Negli ultimi anni sono emersi tre fattori nel panorama digitale europeo. L’esplosione delle soluzioni di intelligenza artificiale generativa, la necessità di adottare soluzioni basate sul cloud e, con i recenti sviluppi geopolitici, la consapevolezza di dover mantenere dati e capacità computazionale nel territorio europeo.
Quale AI? La domanda che le aziende non si stanno ancora ponendo
L’intelligenza artificiale generativa testuale è stata offerta al pubblico a partire da novembre 2022 con la pubblicazione di ChatGPT da parte di OpenAI.
Da lì si è aperta una gara che ha coinvolto principalmente le aziende statunitensi, per poi estendersi a Oriente, con la Cina come principale concorrente nel settore dell’IA. L’Europa, come spesso è accaduto nel settore digitale, è rimasta a guardare, confidando nella qualità delle soluzioni statunitensi.
Oggi abbiamo a disposizione numerosi modelli al di fuori della UE e diventa quindi necessario capire quale sistema di IA sia opportuno adottare per le aziende europee, e dunque italiane. Da notare che esistono soluzioni minori in ambito europeo: la più conosciuta è la francese Mistral.
Nel recente workshop tenuto da INAZ, sono stati elaborati alcuni punti da tenere in considerazione prima della scelta di un sistema di IA generativa:
- Le fonti sono certificate, aggiornate e verificabili?
- Il sistema è verticale o un wrapper su un modello generico?
- Come vengono trattati i dati? (residenza, GDPR, AI Act)
- Il sistema ragiona sul vostro contesto specifico?
- È tracciabile la fonte di ogni risposta?
- Il sistema può evolvere? (analisi, generazione, agenti)
Questi punti non sono un esercizio teorico. Sono il filtro minimo che ogni responsabile IT, HR o direzione aziendale dovrebbe applicare prima di firmare un contratto con un vendor AI.
La cornice più grande: sovranità digitale
I punti da tenere in considerazione per la scelta di un sistema di IA generativa si inseriscono nel più ampio tema della sovranità digitale europea.
La sovranità digitale va considerata anche nell’adozione di soluzioni cloud.
Sono temi che non riguardano solo le grandi imprese o i governi, ma ogni PMI che oggi affida i propri dati a chatbot, agenti e infrastrutture cloud.
I vantaggi delle soluzioni cloud, ad esempio, sono innumerevoli, ma ci sono alcuni dati che è opportuno tenere in considerazione.
I numeri parlano chiaro:
- L’80–85% del mercato cloud europeo è in mano a player statunitensi
- Il 70% dei provider EU IaaS/PaaS fattura meno di 100 M€
- Il 62% dei provider EU IaaS/PaaS ha meno di 200 dipendenti
Da questo emerge che le soluzioni orientate al cloud vanno scelte con oculatezza. I gestori cloud americani sono preponderanti perché hanno le strutture e le soluzioni che vengono viste come le più sicure e performanti, e in effetti lo sono.
D’altro canto, esistono concreti dubbi sull’effettivo rispetto delle normative europee sul fronte della protezione dei dati.
Il ruolo del Cloud Act
Da non dimenticare che, nonostante gli sforzi di Microsoft, Google e altri nel collocare anche fisicamente i dati sul territorio europeo, queste imprese devono rispondere al Cloud Act.
Il Cloud Act, infatti, obbliga tutti i fornitori di servizi di cloud computing e tecnologici soggetti alla giurisdizione statunitense a fornire alle autorità e agenzie di intelligence degli Stati Uniti i dati memorizzati sui loro server, indipendentemente dal fatto che tali dati si trovino fisicamente negli Stati Uniti o all’estero (ad esempio, all’interno di data center in Europa).
Per contro, i numeri dimostrano che molti provider EU che si occupano di soluzioni IaaS/PaaS fatturano meno di 100M€ oppure hanno meno di 200 dipendenti.
Questo non è di per sé un problema, ma solleva dubbi sulla loro capacità di investire nella protezione dei dati che gli affidiamo e sulla resilienza che riescono a offrire in caso di problemi di sicurezza.
Vanno quindi valutati provider europei e preferibilmente italiani con dimensioni e caratteristiche tali da garantire quello che promettono.
Le tre dimensioni della sovranità digitale
La Commissione Europea definisce la sovranità digitale non come un’autarchia, ma la costruzione di indipendenza in ambiti strategici, restando connessi ai network globali.
In particolare:
- Sovranità del dato. Dove i dati risiedono, chi accede, sotto quale giurisdizione ricadono e come vengono trattati.
- Sovranità operativa. Continuità del servizio anche in scenari avversi. Reversibilità delle scelte tecnologiche adottate.
- Sovranità tecnologica. Capire, verificare e, se serve, sostituire le tecnologie critiche adottate.
Fonte INAZ
Cosa significa tutto questo per le aziende italiane?
Significa che adottare AI e soluzioni cloud senza porsi le domande giuste equivale a cedere sovranità sui propri dati, sui propri processi e sulla propria capacità di cambiare fornitore in futuro.
In ERITEL affrontiamo questi problemi tutti i giorni, se vuoi saperne di più non rimane che contattarci.
Faq sull’intelligenza artificiale e la sovranità digitale
Perché incide su dati, processi e competitività. Scegliere senza valutare bene il fornitore può aumentare dipendenza tecnologica e ridurre il controllo aziendale.
Bisogna controllare fonti, uso dei dati, tracciabilità delle risposte, aderenza al contesto aziendale e possibilità di evoluzione del sistema nel tempo.
È diretto. Conta dove risiedono i dati, chi può accedervi e quali leggi si applicano al provider che gestisce l’infrastruttura.
Perché può consentire l’accesso ai dati da parte delle autorità USA anche se sono ospitati in Europa da fornitori soggetti a giurisdizione americana.
Valutando provider affidabili, preferibilmente europei, e verificando protezione dei dati, reversibilità contrattuale, continuità del servizio e conformità normativa.
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