Connettività affidabile, sicurezza cyber e conformità NIS2 diventano la base di infrastrutture IT resilienti, permettendo alle imprese di garantire continuità operativa, ridurre i rischi e trasformare l’IT in un vero asset strategico.
In un mondo sempre più interconnesso, non è più possibile considerare le infrastrutture IT solo come supporto tecnico. Ormai rappresentano il cuore pulsante della continuità aziendale, dove connettività affidabile, gestione del rischio cyber e conformità normativa si combinano per garantire resilienza contenendo costi e complessità.
La sfida per le aziende
Le aziende sanno benissimo che un’interruzione della rete può costare molto ogni ora. Il blocco operativo è uno degli scenari più critici che si possano verificare. I dati ci dicono che il 42% delle PMI italiane ha subito interruzioni operative negli ultimi 12 mesi. Ciò impatta direttamente su fatturato e reputazione.
Nel 2026, gli investimenti in un’infrastruttura IT con capacità di resilienza non significano necessariamente spendere in hardware particolarmente costoso o alti livelli di complessità.
La strategia sta nel bilanciare connettività dedicata, preferibilmente in fibra ottica, e sistemi di business continuity che integrino backup 5G con SLA rigidi per ridurre latenza e rischi senza influire troppo sul budget dell’IT.
Da un lato c’è la pressione a contenere i costi IT, dall’altro l’esigenza di ridurre il rischio operativo e cyber: il vero tema per il management è trovare un equilibrio sostenibile tra questi elementi.
Connettività come base resiliente
Un’azienda non può più permettersi di essere legata a un solo canale di connettività. È fondamentale disporre di un sistema ibrido. Ad esempio, una fibra per tutte le attività principali supportata da un diverso canale, come 5G o radio e per gestire il failover automatico.
Questo approccio mira a mantenere la continuità operativa e ad abbattere il tempo di inattività. In questo modo l’azienda può contare su performance costanti anche in situazioni critiche.
Non si tratta di ridondanza fine a sé stessa, ma un approccio per evitare che down della rete, anche di pochi minuti, possa essere gestito automaticamente senza che le persone in azienda se ne accorgano.
Rischio cyber: dalla minaccia alla strategia
Con i continui attacchi alle organizzazioni, sottovalutare il rischio cyber è estremamente pericoloso.
Ogni incidente informatico oggi ha una traduzione immediata in fermo dei servizi, perdita di fiducia dei clienti e, nei casi peggiori, blocco della fatturazione.
Ransomware e attacchi alle supply chain colpiscono il 60% delle imprese europee. Quelle italiane sono il bersaglio preferito e ciò è dovuto alla moltitudine di PMI e alla scarsa propensione agli investimenti in sicurezza informatica. Investimenti che sono in via di miglioramento anche grazie alla direttiva NIS2 che nel 2026 impone responsabilità dirette al management per governance e reporting.
Una delle soluzioni consiste nell’adottare un approccio Zero Trust evoluto, con AI per il rilevamento di anomalie e segmentazione della rete, senza complessità aggiuntive.
Questo non solo mitiga i rischi: pensiamo al 30% di brecce evitate grazie a un identity management non umano, ma trasforma la sicurezza in leva competitiva, allineando IT e obiettivi di crescita.
Conformità senza sovraccarico
La direttiva NIS2 non può essere vista solo come un elemento di burocrazia aggiuntiva: si sta affermando come un passaggio chiave per rafforzare la resilienza delle imprese. Viene richiesto di adottare misure concrete: processi tracciabili, piani di disaster recovery verificati e una governance della sicurezza realmente efficace.
Non vanno dimenticati gli incentivi alla digitalizzazione previsti per il 2026, che consentono alle PMI di investire in infrastrutture cloud sicure e soluzioni di connettività affidabili. In questo scenario si inserisce Vianova con cloud italiano e connettività business che garantisce la sovranità dei dati.
Cresce l’interesse verso modelli come il SASE (Secure Access Service Edge) che integrano rete e sicurezza, permettendo di automatizzare parte degli adempimenti, alleggerendo il carico operativo dell’IT e lasciando più spazio a progetti di innovazione.
Verso infrastrutture semplici e potenti
Per progettare un IT resiliente nel 2026 è necessario scegliere partner in grado di offrire non solo connettività ma ecosistemi integrati:
- Rete dedicata
- Cyber intelligence
- Conformità as-a-service
Il risultato:
- Operatività ininterrotta
- Costi prevedibili
- Vantaggio strategico
Per una PMI, partire da una valutazione della maturità informatica attuale, con focus su latenza, esposizione cyber e piani di recovery, è il primo passo per trasformare l’infrastruttura da costo ad asset.
È in questa fase di assessment che la scelta del partner fa la differenza, perché consente di disegnare una roadmap realistica e sostenibile, non solo una lista di tecnologie.
In ERITEL lavoriamo al fianco delle imprese per aiutarle a progettare infrastrutture robuste e sicure, così da garantire continuità operativa e una gestione più consapevole dei rischi legati alla cybersecurity.
Domande frequenti sulla resilienza IT aziendale
Perché sostiene tutta l’operatività aziendale. Se la rete si interrompe, si fermano processi, fatturazione e attività quotidiane, con effetti immediati su costi e reputazione.
È un’infrastruttura progettata per garantire continuità anche in caso di guasti o attacchi. Integra connettività ibrida, backup automatici, sicurezza avanzata e piani di recovery.
Impone più responsabilità al management. Richiede governance della sicurezza, processi tracciabili e piani di disaster recovery verificati per gestire meglio il rischio cyber.
Riducono il rischio controllando accessi, utenti e traffico in modo continuo. Inoltre integrano rete e sicurezza, semplificando controlli, protezione e attività di conformità.
Dovrebbe partire da un assessment iniziale. Analizzare latenza, vulnerabilità, recovery e costi aiuta a definire una roadmap realistica e sostenibile.
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