Il traffico organico da Google crolla con l’introduzione dei riassunti AI Overview. I siti perdono visibilità, e le aziende devono ripensare strategie e contenuti per restare rilevanti e raggiungere il pubblico.
Il traffico organico da Google non è più lo stesso di prima. Da quando Google, a Mountain View, ha inserito come primo risultato di ricerca un riassunto creato dall’intelligenza artificiale, tramite AI Overview, i siti web hanno iniziato a subire un importante calo di accessi. Cosa sta succedendo e quali sono le alternative per portare le informazioni all’attenzione del pubblico?
Il traffico organico da Google scende nonostante gli accessi al motore di ricerca
I gestori dei siti web, dai più amatoriali ai più professionali e con volumi di traffico importanti, stanno sperimentando un decremento del traffico organico.
Una visita a un contenuto sul web è definita organica quando non è influenzata da metodi che spingono l’utente verso un determinato contenuto. In pratica, sono le visite ottenute senza utilizzare pubblicità a pagamento o altri metodi di promozione sponsorizzata.
Da quando Google ha inserito le “AI Overview” le visite ai siti web stanno diminuendo. AI Overview non è altro che un riassunto dei risultati di ricerca che il motore restituisce agli utenti come primo risultato visualizzato.
Spesso gli utenti si accontentano di quel riassunto, che è assolutamente pertinente ma che limita l’accesso ai siti web di cui esso si nutre.
Secondo il Pew Research Center, gli utenti che cliccano sul primo link disponibile dopo il testo riassunto sono solo l’8%, mentre quelli che lo fanno nei risultati di ricerca dove AI Overview non compare sono quasi il doppio.
C’è da dire che il riassunto di Google fa sempre riferimento ai siti dai quali ha ottenuto l’informazione ma la sorpresa è che solo l’1% degli utenti clicca quei link che potrebbero portarli ad approfondire l’argomento ricercato.
Il problema per i creatori di contenuti
La diminuzione del traffico organico da Google sta mettendo in crisi i creatori di contenuti.
La domanda che si fanno è: vale la pena investire per farsi notare su Google, sapendo che una grande fetta di utenti si accontenterà del riassunto che una intelligenza artificiale ha generato?
Il problema è rilevante soprattutto per quei siti che impiegano cospicui investimenti per generare contenuti che attirino gli utenti. In alcuni casi è anche una questione di sopravvivenza economica.
L’evoluzione di Google negli anni
Lo scopo dei motori di ricerca – Google in primis, che è di gran lunga il più usato, almeno dalle nostre parti – è stato quello di darci i risultati nel modo più rapido possibile.
Non si tratta del tempo che ci mette a dare le risposte, che è quasi istantaneo, ma di soddisfarle rimanendo nella sua schermata dei risultati, disincentivando i click che ci portano su altre pagine.
Nel tempo abbiamo assistito all’introduzione di tecniche di semplificazione dei risultati. Ad esempio, gli snippet e le risposte dirette, che già limitavano l’accesso ai siti, sebbene in modo non altamente impattante come invece sta succedendo ora.
Il problema non risiede solo nella tecnologia, ma è più un bisogno umano di avere informazioni semplici e rapide. L’uso degli smartphone, per fare un esempio, ha fatto notevolmente diminuire il tempo di attenzione verso un contenuto: oggi, la soglia di attenzione media si aggira attorno agli 8 secondi.
Sebbene molti argomenti necessitino di risposte più esaustive, l’utente medio si accontenta di poche frasi, generando superficialità e approssimazione.
Come reagire alla diminuzione del traffico organico da Google
Viene da pensare che il ricorso a link sponsorizzati possa mitigare il problema. In effetti, i primi risultati utili sotto il riassunto sono i link a pagamento, ma è anche vero che, come abbiamo già detto, sono pochi coloro che cliccano sui link.
I risultati organici, che compaiono ancora più sotto, sono ulteriormente penalizzati anche dal loro posizionamento sulla pagina.
Non serve – anzi, è addirittura controproducente – agire in modo che le IA non peschino contenuti dal proprio sito poiché, mettendo comunque i link da cui hanno preso l’informazione, non si può evitare di esserci.
Spesso, sono siti come Wikipedia, siti governativi e grandi colossi ad essere citati da AI Overview e, di conseguenza, il web si polarizzerà sempre più su di essi, escludendo i piccoli e medi editori.
Per chi si occupa di creare contenuti è il momento di chiedersi cosa offrire agli utenti che un riassunto generato dall’IA non possa intercettare.
L’originalità, la profondità dell’analisi e la prospettiva personale sono gli elementi che possono davvero fare la differenza. La sola presenza su Google non è più sufficiente; è necessario diventare una fonte autorevole e riconoscibile. Qualcosa che l’intelligenza artificiale non può semplicemente riassumere in una sintesi.
Le aziende devono investire nel brand, costruire un rapporto diretto e autentico con il proprio pubblico senza dipendere esclusivamente dal traffico organico. Fare in modo che si ricordino il tuo sito e vi accedano direttamente, sapendo di trovare il giusto contenuto.
Chi lavora nel marketing digitale deve ripensare la propria strategia: strumenti come email, community, podcast e newsletter possono rivelarsi più efficaci e resilienti rispetto alla sola SEO.
FAQ sul crollo del traffico organico da Google
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